Coppa del Mondo / FIFA World Cup

Silvio Gazzaniga è il creatore del più ambito trofeo calcistico. La Coppa prende forma nella sua mente e nelle sue mani nel 1971. Da allora ha visto passare la sua creazione tra le mani di molti personaggi. Franz Beckenbauer è il primo a presentarla al mondo, non senza fierezza, nel 1974; un onore che tocca in seguito a Daniel Passerella nel 1978, Dino Zoff nel 1982, Diego Armando Maradona nel 1986, Lothar Matthaus nel 1990, Carlos Dunga nel 1994, Didier Deschamps nel 1998, Cafù nel 2002, Fabio Cannavaro nel 2006 e Iker Casillas nel 2010.

LA STORIA

Dopo la terza vittoria della Coppa Rimet nel 1970 da parte del Brasile ai Mondiali del Messico – e la conseguente definitiva assegnazione della Rimet alla nazionale brasiliana secondo il regolamento dell’epoca – la FIFA ha la necessità di creare un altro trofeo. Il 5 aprile 1971 una commissione appositamente costituita, in giurì di esperti, si riunisce nella sede della FIFA a Zurigo sotto la supervisione di sir Stanley Rous, l’allora Presidente FIFA. E’ quindi bandito un concorso internazionale per la creazione di una nuova coppa.

Il Maestro si mette immediatamente all’opera chiudendosi per una settimana nel suo studio di via Alessandro Volta, situato nel quartiere degli artisti di Milano, in prossimità dell’Accademia di Brera e del Castello Sforzesco. Prepara il bozzetto e, data la particolare plasticità scultorea che la rende difficile da apprezzare appieno con un semplice disegno, ne prepara un modello in plastilina in seguito “formato” con un calco in gesso. L’azzardo di realizzare l’opera senza avere avuto nessuna conferma né rassicurazione lo premia. Infatti la vista e la possibilità di toccare e “impugnare” l’opera convincono i responsabili della FIFA della sua bellezza scultorea, simbolica e anche della sua “fotogenia” televisiva e così approvano il modello che diventerà la Coppa del Mondo, dopo essere stato scelto tra i 53 progetti partecipanti, arrivati da ogni parte del globo (25 nazioni). La Coppa viene subito fusa in oro e ufficializzata dalla FIFA nel gennaio del 1972.

  

I NUMERI

La coppa, fusa con la tecnica detta “a cera persa” – come avviene da millenni con le statue in metallo più celebri –, è in oro massiccio a 18 carati e, anche se vuota al suo interno, pesa ben 6.175 grammi, è alta 36,8 centimetri e il diametro della base è di13 centimetri. Il basamento è realizzato da due fasce di malachite verde, mentre intorno e al di sotto del basamento in appositi riquadri predisposti sono incisi, ciascuno nella lingua della relativa nazione, i nomi delle nazionali che dal 1974 si sono aggiudicate il trofeo vincendo il Mondiale.

Al contrario della Coppa Rimet, questa coppa non sarà mai assegnata alla squadra che la vincerà per tre volte, ma continuerà a essere rimessa in palio fino al momento in cui tutti i possibili spazi per le incisioni delle nazioni vincitrici verranno riempiti, quindi almeno fino ai mondiali del2038. Apartire da Germania 1974 il trofeo è stato finora assegnato due volte alla Germania (1974 e 1990), all’Argentina (1978 e 1986), all’Italia (1982 e 2006) e al Brasile (1994 e 2002), una volta alla Francia (1998) e una alla Spagna (2010).

A partire dai mondiali di calcio di Germania 2006 inpoi, la FIFA ha stabilito che il trofeo originale non verrà più dato in prestito alla nazionale di calcio vincitrice. In precedenza il vincitore lo deteneva nella sede della sua federazione per quattro anni restituendolo solo durante la cerimonia dei sorteggi dei gironi. Oggi viene solo consegnato durante la cerimonia di premiazione al capitano della squadra vincente per i festeggiamenti dopo la partita finale. Dopo le celebrazioni, la FIFA regala alla federazione vincitrice del torneo una copia dell’originale.

SILVIO GAZZANIGA RACCONTA LA SUA COPPA

“Per creare un simbolo universale della sportività e dell’armonia del mondo sportivo, mi sono ispirato a due immagini fondamentali: quelle dell’atleta che esulta e del mondo. Volevo ottenere una rappresentazione plastica dello sforzo che potesse esprimere simultaneamente l’armonia, la sobrietà e la pace. La figura doveva essere lineare e dinamica per attirare l’attenzione sul protagonista, cioè sul calciatore, un uomo trasformato in gigante dalla vittoria, senza tuttavia avere niente di super-umano. Questo eroe sportivo avrebbe riunito in se stesso tutti gli sforzi e i sacrifici richiesti giorno per giorno ai suoi fratelli e avrebbe incarnato il carattere universale dello sport come impegno e liberazione, stringendo il mondo tra le sue braccia“.

“Ho creato la forma liberamente. Il trofeo rappresenta due giocatori che alzano le braccia verso l’alto nella gioia della vittoria. Racchiude in sé il dinamismo, la forza e la velocità dell’azione, lo sforzo sportivo e l’emozione, l’esaltazione di trovarsi in cima al mondo. L’atleta è il protagonista assoluto dell’opera e sorregge il mondo nella felicità e nell’entusiasmo della vittoria. Chi vince una competizione così dura e prestigiosa assume nel momento della vittoria la dimensione di un gigante e il suo premio, la Coppa, deve esprimere tutto questo”.

“Con i due atleti che alzano le braccia, ho voluto significare il momento di gioia e di esaltazione della vittoria. La sfera che li sovrasta, modellata a rilievo con l’immagine fedele dei continenti, ricorda il mondo e, al contempo, il pallone mentre le linee tra le due figure umane quasi speculari, nella loro contrapposizione, esprimono un movimento dinamico tipico dello sport. La materia grezza tra le due facce contrapposte del trofeo esprime il vigore, l’energia e la rudezza del gioco del calcio e dell’intenso impegno sportivo”.

“Dalla base si raccoglie e prende slancio un movimento elicoidale di linee che si elevano e si dilatano sino a raggiungere il mondo. Dalla compatta massa scultorea, dalle notevoli tensioni dinamiche, emergono i profili e le figure di due atleti nel momento esaltante della vittoria”.

“Se mai lo dovessi rifare, non modificherei affatto il mio progetto di allora. Il fatto che il trofeo resiste nel gradimento alle mode successive, testimonia che mi sono ispirato a principi estetici e simbolici ormai divenuti universalmente compresi”.

Silvio Gazzaniga is the creator of the most sought after football trophy. The Cup was designed and created in 1971 and since that time he has seen it pass through the hands of many famous football personalities. Franz Beckenbauer was the first to proudly present it to the world in 1974; an honour that was followed by Daniel Passarella in 1978, Dino Zoff in 1982, Diego Armando Maradona in 1986, Lothar Matthaus in 1990, Carlos Dunga in 1994, Didier Deschamps in 1998, Cafu’ in 2002, Fabio Cannavaro in 2006 and Iker Casillas in 2010.

THE HISTORY

After Brazil retained the right to keep the Rimet Cup as a result of winning it for the third time at the World Cup Final in Mexico in 1970, FIFA needed to create another trophy. On April 5th 1971 at the FIFA headquarters in Zurich, a jury of experts led by the former FIFA President, Sir Stanley Rous, convened to form a special committee who received the authorisation to put out to tender the request for a creator of a new Cup.

Closeted away in his studio situated in the artists quarter of Milan, near the Brera Academy and Sforzesco Castle, the Master began work immediately. Given the difficulties involved in preparing simple sketches to show the fluidity of the design, he also created a plasticine model and a plaster cast. The uncertainty involved in creating a design without first having reached a formal agreement also stood him in good stead. 53 designs were submitted from 25 nations worldwide, but after experiencing the sight, feel, symbolic beauty and photogenic quality of Silvio Gazzaniga’s design, FIFA gave their seal of approval. The Cup was immediately cast in gold and officially adopted by FIFA in January 1972.

THE NUMBERS

“Cera Persa” (lost wax) was the technique used to cast the Cup, the very same method used thousands of years ago to create some of the most famous metal statues of antiquity. It is formed of solid 18 carat gold and even though it is hollow inside, it weighs 6,175 grams. It is 36,8 centimetres tall with a base diameter of 13 centimetres. The base is composed of two green malachite bands while the inner and underneath sections are inscribed with the names of the teams that have won the World Cup since 1974. The contrasting panels are each inscribed with the language of the relative nation.

This Cup, contrary to the Rimet Cup, will never be presented to the team that wins the World Cup three times, but will continue to be awarded as a prize until 2038, when all the available inscription spaces of the winning nations will be filled. Beginning with Germany in 1974, the trophy has been awarded twice to Germany (1974 and 1990), Argentina (1978 and 1986), Italy (1982 and 2006), Brazil (1994 and 2002), once to France (1998) and Spain (2010).

Beginning with the World Cup Final in Germany in 2006, FIFA stipulated that the original trophy would not be given to the winning national team. In the past the Cup was kept by the winning team at their national football association headquarters for 4 years. It was returned to FIFA only after lots were drawn to decide on the opposing teams. Today the Cup is awarded to the captain of the winning team at the ceremony following the final game. After the festivities, the winning team receives a copy of the original Cup.

SILVIO GAZZANIGA TALKS ABOUT HIS CUP

To create a universal symbol relating to sport and the harmony of world sport, I was inspired by two fundamental images: those of a triumphant athlete and of the world. I wanted to create a dynamic representation of an accomplishment that could express harmony, simplicity and peace simultaneously. The work should have clear bold lines and reflect the elation of the winning footballer – a man transformed by the enormity of his victory – but without the ego of the super human. This sporting hero who embraces the world in his arms, reflects the strength needed to make sacrifices day after day with his fellow team members and the universal characteristics of sport such as commitment and freedom”.

The player feels the emotion, the excitement, the speed of action and the effort needed to be at the top of his game. He is the victorious, absolute hero and enthusiastically holds up the world of happiness. Whoever wins such a difficult competition takes on the dimensions of a giant with his prize at the moment of victory. The Cup must express all of these emotions”.

With two players raising their arms, I wanted to celebrate the moment of joy and the excitement of victory. The sphere at the top is shaped with a relief reflecting the images of continents. This also symbolises football and the world and the lines showing between the two mirrored players expresses the energy of sport. The coarse surface between the two facing figures on the trophy expresses the intensity, vigour, energy and the competitive spirit of football”.

Emerging from the base each detail comes together and rises and widens out to reach towards the world. A surge of energy springing from the compact base to encompass the figures of the two athletes at their moment of absolute victory”.

If I ever have to re-create it, I would not make any changes to the original. The fact that the trophy still endures today in this changing world of fashions is a testament to the fact that I was inspired by beautiful symbols and universal principles that became part of my creation”.

Annunci